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   FESTA DELLA CANONIZZAZIONE DI S.UBALDO 2025
Archivio delle feste della Canonizzazione
Vescovo: Mons. Luciano Paolucci Bedini
Primo Capitano:
Fabio Latini
Secondo Capitano:
Oliviero Baldelli
Capodieci di S.Ubaldo: Giuseppe Peccioloni

Capodieci di S.Giorgio:
Giuliano Baldelli
Capodieci di S.Antonio:
Mattia Martinelli
Capitani e Capodieci in "Via Ch'eccoli"
 

    Domenica 2 marzo inizio delle celbrazioni solenni dell’ 833° anniversario della canonizzazione di Sant’Ubaldo, risalente al 5 marzo 1192.

  In tale data il nostro Patrono è stato dichiarato Santo con la nota “Bolla” di canonizzazione nella quale Papa Celestino III, fra l’altro, invita gli Eugubini a continuare la celebrazione della festa in onore del Vescovo Ubaldo, tutti gli anni, “ilariter” (allegramente).

  La giornata, fresca, nuvolosa e con qualche minaccia di pioggia, è iniziata alle 9.00, con il raduno di tutti i ceraioli e dei fedeli davanti l'ungresso della Cattedrale, da cui, preceduti dal vessillo della Famiglia dei Santubaldari è partito il "Pellegrinaggio"  verso la Basilica di Sant’Ubaldo a cui ha partecipato anche il Vescovo Mons. Luciano Paolucci Bedini,  che poi alle ore 11,00 ha celebrato la Messa solenne, in Basilica.
 

    E' d'obbligo ascrivere alla cronaca di quest'anno, 2025, la decisione della Curia Vescovile di celebrare i riti liturgici della Canonizzazione nel giorno esatto della ricorrenza, cioè 5 marzo, che comunque quest'anno sono celebrati il 4 marzo, essendo il giorno successivo: "mercoledì delle Ceneri" e l'inizio della Quaresima.

    Tale decisione ha comportato inevitabilmente che, oggi 2 marzo, la "Processione religiosa"
(che pure era stata introdotta su proposta della Famiglia dei Santubaldari nel 1982, a corollario dell'inizio della celebrazione della Canonizzazione, ugualmente proposta dalla Famiglia dei Santubaldari, l'anno precedente, 1981) non si è svolta ed è stata sostituita da un "Pellegrinaggio laico" dei Santubaldari con partenza dal luogo antistante il Duomo fino alla Basilica.

    La famiglia dei Santubaldari ha deciso comunque di mantenere tutte le altre iniziative che normalmente, negli anni passati, hanno fatto di contorno alla festa della Canonizzazione, come:
il Concerto musicale,
Consegna del Premio "Civis, Pater ac Pontifex Ubalde",
l'investitura del proprio Capodieci,
il pranzo sociale.
 

Fotocronaca del Pellegrinaggio 2025 e S.Messa
 
I Capodieci: da Sn a Dx: Giuliano Baldelli (di S.Giorgio) Giuseppe Peccioloni (di S.Ubaldo), Mattia Martinelli (di  S.Antonio)  
Al termine della celebrazione religiosa, come è tradizione, ai due Capitani ( Fabio Latini e Oliviero Baldelli) e ai tre Capodieci il Vescovo Luciano, ha consegnato una pergamena contenente una sacra reliquia di S.Ubaldo.
 
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Com'è consuetudine (dal 1983), in questo giorno la Famiglia dei   Santubaldari
al termine della Messa procede alla breve cerimonia della
investitura del proprio capodieci dell'anno in corso,
Giuseppe Peccioloni.
A quest’ultimo, il 1° Capitano Fabio Latini e il 2° Capitano Oliviero Baldelli, insieme al Capodieci dell’anno 2024 (Francesco Morelli), hanno consegnato lo stemma di
 Capodieci del Cero di S. Ubaldo per l’anno 2025,
 con l’augurio: “...di poter onorare degnamente il Nostro Santo Patrono Ubaldo”.
 
Foto ricordo dei Capitani e Capodieci di S. Ubaldo 2025 con il Sindaco Vittorio Fiorucci e il Presidente dei Santubaldari Ubaldo Minelli


 

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Quest'anno la Curia Vescovile ha deciso di celebrare i riti liturgici della Canonizzazione di S. Ubaldo nel giorno esatto della ricorrenza, cioè 5 marzo, e comunque quest'anno sono stati celebrati il 4 marzo, essendo il giorno successivo: "mercoledì delle Ceneri" e l'inizio della Quaresima.
La S. Messa celebrata in Basilica alle ore 19.00 dal
Vescovo Luciano è stata preceduta dalla processione partita dal Duomo alle 17,45 e giunta in Basilica.
 
Il Vescovo Mons. Luciano Paolucci Bedini  ha celebrato la S. Messa.
Riportiamo la Sua Omelia

    Trent’anni dopo la morte di Ubaldo, la memoria della sua grandezza, della sua santità, era ancora così forte che il popolo eugubino pressò in maniera insistente il Santo Padre di allora, perché lo canonizzasse, lo facesse santo, al punto tale che questo particolare è ricordato nella bolla di canonizzazione. Il Papa dice al Vescovo: “Hai insistito così tanto che non potevo dirti di no”.
    Se fosse stata una carica di potere, di successo, l’avremmo denigrata questa insistenza. E invece è stata un’insistenza di bene, per amore, di gratitudine nei confronti del nostro Santo Patrono. Ma perché gli eugubini hanno insistito così tanto? Perché hanno desiderato così tanto che il vescovo Ubaldo, che loro conoscevano benissimo, fosse riconosciuto universalmente tra i santi del calendario cristiano. Io penso che un primo motivo, forse primo anche per importanza, è perché gli eugubini sentivano, anche dopo decenni, il grande bene che avevano ricevuto dal vescovo Ubaldo.
    Era talmente tanto il bene che avevano ricevuto che non solo non si cancellava, ma aveva bisogno di un riconoscimento, aveva bisogno di una ufficializzazione, aveva bisogno, come dice la tradizione cristiana, della corona di gloria che Dio dà ai suoi figli fedeli. E questo tanto bene che il vescovo Ubaldo ha voluto a questo popolo è raccontato anche dalle cronache delle sue biografie, laddove tante volte si dice che molti singoli piccoli gruppi, uomini e donne, giovani e anziani, religiosi e preti andavano da lui e cercavano in lui un aiuto. C’era chi cercava l’aiuto per rafforzare la propria fede e seguire il Signore, e Ubaldo si poneva come un buon padre spirituale, un uomo che invitava alla preghiera, che ricordava a tutti di rivolgersi sempre e solo al Dio della pace e della misericordia, perché da lì tutte le grazie arrivano.
    Diversi, molti, si rivolgevano a Ubaldo per la sofferenza, perché soffrivano loro stessi nel corpo o nello spirito, o alcuni familiari, parenti e amici. E Ubaldo accoglieva ciascuno di essi, confortandoli con le parole della fede, ma soprattutto ricordando che questa vita, che alle volte subisce anche l’ingiuria della violenza, della sofferenza, della malattia e della morte, non è l’ultimo atto della nostra vita. E che la pienezza della nostra esistenza è custodita nei cieli, laddove tutti siamo attesi dall’abbraccio del Padre. Con questo incoraggiamento, Ubaldo tanti li ha accompagnati anche ad accogliere, ad accettare e qualche volta superare anche la sofferenza, magari anche con dei gesti che noi oggi riconosciamo come miracolosi.
    A nessuno Ubaldo ha detto “non ci sono”, per nessuno non si è fatto trovare, per tutti è stato padre, fratello, guida. E allora io penso che tutto questo amore che gli eugubini avevano ricevuto dal vescovo Ubaldo non poteva non portarli a desiderare con forza, quasi a pretendere dalle mani del Papa, questo riconoscimento della canonizzazione. Il bene, quando viene da Dio anche attraverso le mani di un povero uomo come era Ubaldo, come tutti noi, però porta un frutto di bene.
    Nessuno dimentica il bene che ha ricevuto. Un altro motivo che sicuramente ha spinto in quel tempo il popolo eugubino a chiedere con forza – insieme al loro Vescovo – che Ubaldo fosse canonizzato è il tanto bene che Ubaldo ha voluto a questa città e a questa terra. Perché lo ricordiamo tutti che Ubaldo non è stato solo un uomo di virtù spirituale, guida e pastore della sua chiesa, ma – come era uso al tempo – è stato anche un appassionato difensore della città, un grande esempio di virtù civile e sociale.
     Quante volte ha voluto aiutare il popolo a riprendere in mano, a ricostruire ciò che era stato distrutto, a trovare la pace e la riconciliazione attorno a questioni che dividevano le famiglie e la città, come non ricordare l’intercessione davanti a Federico Barbarossa. Allora questo amore che Ubaldo come vescovo e padre ha voluto a questa città credo sia assolutamente un altro grande motivo radicato nel cuore degli eugubini di allora, scolpito nella loro memoria. Come quando tornò dopo che la città era stata distrutta da un incendio e fu lui ad animare il popolo a ricostruirla, a ripartire, a riprendere. Ecco, io penso che queste due grandi motivazioni sono il cuore di questa insistenza – all’eugubina mi verrebbe da dire -, questa santa insistenza, perché forse il motivo più profondo, che non so se fosse stato cosciente allora, per cui con forza i figli di Ubaldo hanno chiesto al Papa di farlo santo, è perché la sua memoria attraversasse i secoli e giungesse fino a noi.
     L’essere diventato santo – un grande santo, un pastore santo, un così grande patrono per questa città, per questo territorio, per questa diocesi – fa sì che noi ancora oggi ci riconosciamo nella sua paternità, ci sentiamo devoti della sua potenza d’amore, del suo esempio di uomo di pace, di mitezza, di riconciliazione. E questo è importante perché allora quelle due motivazioni – il bene che Ubaldo ha voluto a ciascuno dei suoi figli e il bene che ha voluto all’intera città e al popolo eugubino – queste due motivazioni attraversando i secoli nella memoria del nostro Santo patrono, sapete cosa diventano? Diventano lo sprone più forte a che noi oggi possiamo continuare con le nostre vite, con il nostro esempio, con le nostre scelte, la testimonianza santa di Ubaldo vescovo, perché voler bene si può voler bene anche oggi, perché di persone che hanno bisogno di voler bene ce ne sono anche oggi, perché tutti abbiamo bisogno di incontrare altri che si propongono a noi come fratelli, come padri, come compagni di viaggio. E questo non ci è impedito se ancora la fede di Ubaldo anima il nostro cuore.
     Pensate cosa potrebbe essere questa città, questa Chiesa e questo territorio se tutti portassimo nel cuore – e soprattutto nelle mani e magari anche nelle parole – l’esempio di bene di Ubaldo, vescovo e padre. Ma questo vale anche per la città. Torniamo a voler bene a questa città: non contro gli altri, non per farci più belli degli altri, per voler bene a questa nostra città, a questa nostra terra, per dire che noi siamo figli di questa terra e l’amiamo talmente tanto che il nostro esserci, il nostro abitarci, il nostro viverci deve tradursi continuamente nel prenderci cura di tutto ciò che è insieme nostro.
     Non è di nessuno in maniera esclusiva, ma di tutti. Compete al bene di tutti e all’impegno di tutti. Che Ubaldo – patrono, vescovo, padre – ci aiuti a essere degni della sua santità e della sua testimonianza.

(Vedi Archivio delle feste della Canonizzazione)

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