Domenica 2 marzo
inizio delle celbrazioni solenni dell’
833° anniversario della
canonizzazione di
Sant’Ubaldo,
risalente al 5 marzo 1192.
In tale data il nostro Patrono è stato dichiarato Santo con la nota
“Bolla” di canonizzazione nella quale
Papa Celestino III, fra
l’altro, invita gli Eugubini a continuare la celebrazione della
festa in onore del Vescovo Ubaldo, tutti gli anni, “ilariter”
(allegramente).
La giornata, fresca, nuvolosa e con qualche minaccia di
pioggia, è iniziata alle 9.00, con il raduno di tutti i ceraioli e
dei fedeli davanti l'ungresso della Cattedrale, da cui, preceduti
dal vessillo della Famiglia dei Santubaldari
è partito il "Pellegrinaggio" verso la Basilica di
Sant’Ubaldo a cui ha partecipato anche il Vescovo
Mons. Luciano Paolucci Bedini,
che poi alle ore 11,00 ha celebrato la Messa solenne, in
Basilica.
E' d'obbligo ascrivere alla cronaca di quest'anno, 2025, la decisione
della Curia Vescovile di celebrare i riti liturgici della Canonizzazione nel
giorno esatto della ricorrenza, cioè 5 marzo, che comunque quest'anno sono
celebrati il 4 marzo, essendo il giorno successivo: "mercoledì delle Ceneri" e
l'inizio della Quaresima.
Tale decisione ha comportato inevitabilmente che, oggi 2
marzo, la "Processione religiosa"
(che pure era stata introdotta su proposta della
Famiglia dei Santubaldari nel
1982, a corollario dell'inizio della
celebrazione della Canonizzazione, ugualmente proposta dalla Famiglia dei
Santubaldari, l'anno precedente,
1981)
non si è svolta ed è stata
sostituita da un "Pellegrinaggio laico" dei Santubaldari con partenza dal luogo
antistante il Duomo fino alla Basilica.
La
famiglia dei Santubaldari ha deciso comunque di mantenere
tutte le altre iniziative che normalmente, negli anni passati, hanno fatto di
contorno alla festa della
Canonizzazione, come:
il
Concerto musicale,
Consegna del Premio "Civis,
Pater ac Pontifex Ubalde",
l'investitura del proprio Capodieci,
il
pranzo
sociale.
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Fotocronaca del Pellegrinaggio
2025 e S.Messa |
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I Capodieci: da Sn a Dx:
Giuliano Baldelli
(di S.Giorgio),
Giuseppe Peccioloni
(di S.Ubaldo),
Mattia Martinelli
(di S.Antonio)
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Al termine della
celebrazione religiosa, come è tradizione,
ai
due
Capitani
( Fabio Latini e
Oliviero Baldelli) e ai tre
Capodieci
il Vescovo
Luciano,
ha consegnato una pergamena
contenente una sacra reliquia di
S.Ubaldo.
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Com'è consuetudine (dal 1983), in questo giorno la
Famiglia dei
Santubaldari
al termine della Messa procede alla breve cerimonia della
investitura del proprio capodieci
dell'anno in corso,
Giuseppe Peccioloni.
A quest’ultimo, il 1° Capitano
Fabio Latini
e il 2° Capitano
Oliviero Baldelli,
insieme al Capodieci dell’anno 2024 (Francesco
Morelli),
hanno consegnato lo stemma di
Capodieci del Cero di S. Ubaldo per l’anno 2025,
con l’augurio: “...di poter onorare degnamente il Nostro Santo Patrono Ubaldo”.
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Foto ricordo dei
Capitani e Capodieci di S. Ubaldo 2025
con il
Sindaco
Vittorio Fiorucci
e il Presidente dei
Santubaldari
Ubaldo Minelli

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Quest'anno
la Curia Vescovile ha deciso di celebrare i riti liturgici della
Canonizzazione di S. Ubaldo nel giorno esatto della ricorrenza, cioè 5
marzo, e comunque quest'anno sono stati celebrati il 4 marzo,
essendo il giorno successivo: "mercoledì delle Ceneri" e l'inizio della
Quaresima.
La S. Messa celebrata in Basilica alle ore 19.00 dal
Vescovo Luciano
è stata preceduta dalla processione partita dal
Duomo alle 17,45 e
giunta in
Basilica.
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Il Vescovo
Mons. Luciano Paolucci Bedini
ha celebrato la S.
Messa.
Riportiamo la Sua Omelia |
Trent’anni dopo la morte di Ubaldo, la memoria della sua grandezza, della
sua santità, era ancora così forte che il popolo eugubino pressò in maniera
insistente il Santo Padre di allora, perché lo canonizzasse, lo facesse
santo, al punto tale che questo particolare è ricordato nella bolla di
canonizzazione. Il Papa dice al Vescovo: “Hai insistito così tanto che non
potevo dirti di no”.
Se fosse stata una carica di potere, di successo, l’avremmo
denigrata questa insistenza. E invece è stata un’insistenza di bene, per
amore, di gratitudine nei confronti del nostro Santo Patrono. Ma perché gli
eugubini hanno insistito così tanto? Perché hanno desiderato così tanto che
il vescovo Ubaldo, che loro conoscevano benissimo, fosse riconosciuto
universalmente tra i santi del calendario cristiano. Io penso che un primo
motivo, forse primo anche per importanza, è perché gli eugubini sentivano,
anche dopo decenni, il grande bene che avevano ricevuto dal vescovo Ubaldo.
Era talmente tanto il bene che avevano ricevuto che non solo
non si cancellava, ma aveva bisogno di un riconoscimento, aveva bisogno di
una ufficializzazione, aveva bisogno, come dice la tradizione cristiana,
della corona di gloria che Dio dà ai suoi figli fedeli. E questo tanto bene
che il vescovo Ubaldo ha voluto a questo popolo è raccontato anche dalle
cronache delle sue biografie, laddove tante volte si dice che molti singoli
piccoli gruppi, uomini e donne, giovani e anziani, religiosi e preti
andavano da lui e cercavano in lui un aiuto. C’era chi cercava l’aiuto per
rafforzare la propria fede e seguire il Signore, e Ubaldo si poneva come un
buon padre spirituale, un uomo che invitava alla preghiera, che ricordava a
tutti di rivolgersi sempre e solo al Dio della pace e della misericordia,
perché da lì tutte le grazie arrivano.
Diversi, molti, si rivolgevano a Ubaldo per la sofferenza,
perché soffrivano loro stessi nel corpo o nello spirito, o alcuni familiari,
parenti e amici. E Ubaldo accoglieva ciascuno di essi, confortandoli con le
parole della fede, ma soprattutto ricordando che questa vita, che alle volte
subisce anche l’ingiuria della violenza, della sofferenza, della malattia e
della morte, non è l’ultimo atto della nostra vita. E che la pienezza della
nostra esistenza è custodita nei cieli, laddove tutti siamo attesi
dall’abbraccio del Padre. Con questo incoraggiamento, Ubaldo tanti li ha
accompagnati anche ad accogliere, ad accettare e qualche volta superare
anche la sofferenza, magari anche con dei gesti che noi oggi riconosciamo
come miracolosi.
A nessuno Ubaldo ha detto “non ci sono”, per nessuno non si è
fatto trovare, per tutti è stato padre, fratello, guida. E allora io penso
che tutto questo amore che gli eugubini avevano ricevuto dal vescovo Ubaldo
non poteva non portarli a desiderare con forza, quasi a pretendere dalle
mani del Papa, questo riconoscimento della canonizzazione. Il bene, quando
viene da Dio anche attraverso le mani di un povero uomo come era Ubaldo,
come tutti noi, però porta un frutto di bene.
Nessuno dimentica il bene che ha ricevuto. Un altro motivo
che sicuramente ha spinto in quel tempo il popolo eugubino a chiedere con
forza – insieme al loro Vescovo – che Ubaldo fosse canonizzato è il tanto
bene che Ubaldo ha voluto a questa città e a questa terra. Perché lo
ricordiamo tutti che Ubaldo non è stato solo un uomo di virtù spirituale,
guida e pastore della sua chiesa, ma – come era uso al tempo – è stato anche
un appassionato difensore della città, un grande esempio di virtù civile e
sociale.
Quante volte ha voluto aiutare il popolo a riprendere
in mano, a ricostruire ciò che era stato distrutto, a trovare la pace e la
riconciliazione attorno a questioni che dividevano le famiglie e la città,
come non ricordare l’intercessione davanti a Federico Barbarossa. Allora
questo amore che Ubaldo come vescovo e padre ha voluto a questa città credo
sia assolutamente un altro grande motivo radicato nel cuore degli eugubini
di allora, scolpito nella loro memoria. Come quando tornò dopo che la città
era stata distrutta da un incendio e fu lui ad animare il popolo a
ricostruirla, a ripartire, a riprendere. Ecco, io penso che queste due
grandi motivazioni sono il cuore di questa insistenza – all’eugubina mi
verrebbe da dire -, questa santa insistenza, perché forse il motivo più
profondo, che non so se fosse stato cosciente allora, per cui con forza i
figli di Ubaldo hanno chiesto al Papa di farlo santo, è perché la sua
memoria attraversasse i secoli e giungesse fino a noi.
L’essere diventato santo – un grande santo, un pastore
santo, un così grande patrono per questa città, per questo territorio, per
questa diocesi – fa sì che noi ancora oggi ci riconosciamo nella sua
paternità, ci sentiamo devoti della sua potenza d’amore, del suo esempio di
uomo di pace, di mitezza, di riconciliazione. E questo è importante perché
allora quelle due motivazioni – il bene che Ubaldo ha voluto a ciascuno dei
suoi figli e il bene che ha voluto all’intera città e al popolo eugubino –
queste due motivazioni attraversando i secoli nella memoria del nostro Santo
patrono, sapete cosa diventano? Diventano lo sprone più forte a che noi oggi
possiamo continuare con le nostre vite, con il nostro esempio, con le nostre
scelte, la testimonianza santa di Ubaldo vescovo, perché voler bene si può
voler bene anche oggi, perché di persone che hanno bisogno di voler bene ce
ne sono anche oggi, perché tutti abbiamo bisogno di incontrare altri che si
propongono a noi come fratelli, come padri, come compagni di viaggio. E
questo non ci è impedito se ancora la fede di Ubaldo anima il nostro cuore.
Pensate cosa potrebbe essere questa città, questa
Chiesa e questo territorio se tutti portassimo nel cuore – e soprattutto
nelle mani e magari anche nelle parole – l’esempio di bene di Ubaldo,
vescovo e padre. Ma questo vale anche per la città. Torniamo a voler bene a
questa città: non contro gli altri, non per farci più belli degli altri, per
voler bene a questa nostra città, a questa nostra terra, per dire che noi
siamo figli di questa terra e l’amiamo talmente tanto che il nostro esserci,
il nostro abitarci, il nostro viverci deve tradursi continuamente nel
prenderci cura di tutto ciò che è insieme nostro.
Non è di nessuno in maniera esclusiva, ma di tutti.
Compete al bene di tutti e all’impegno di tutti. Che Ubaldo – patrono,
vescovo, padre – ci aiuti a essere degni della sua santità e della sua
testimonianza.
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